Sono pazzi questi traduttori!

Il 24 marzo di questo pazzo anno virale, Albert Uderzo ha lasciato questo mondo di pazzi – Romani, Bretoni, Corsi, Egizi – per andare a raggiungere René Goscinny nel mondo dei sogni. Quaggiù, Asterix e la sua banda continueranno a far vivere, attraverso noi, il loro fantastico universo.

Come ogni infante di sana e robusta costituzione, anch’io ho passato momenti indimenticabili davanti all’eroiche gesta di Asterix e compagnia – qui sotto, il mio preferito:

Penso addirittura che le avventure del Gallico abbiano influenzato il mio approccio all’apprendimento della storia poiché le sue avventure contraddicevamo l’entusiasmo della mia maestra che, in piedi davanti alla cattedra, il gesso che le imbiancava la mano per l’emozione, proclamava che i Romani avevano costruito un impero meraviglioso e incredibilmente all’avanguardia per la loro epoca. Non poteva essere vero, visto che Giulio, per quanto Cesare, faceva sempre la figura dello scemo di fronte al piccolo grande uomo, bretone ante litteram.

Più tardi, quando, allorché aspirante traduttrice, ero sulla versione del “de Bello Gallico”, pensavo che questa mi avesse dato meno filo da torcere di quanto me ne avrebbe dato tradurre i fumetti di Asterix.

Per esempio, analizziamo questa vignetta.

L’originale “Je suis médusé” non poteva cadere più a fagiolo, tanto più che il riferimento alla “Zattera della Medusa” di Théodore Géricault rinforza semanticamente l’affermazione del pirata.

Ora, il titolo dell’opera di Géricault è stato tradotto in molte lingue, il che significa che il riferimento al quadro potrebbe essere trasposto in ogni lingua, ma come rendere “Je suis médusé?” (méduser = lasciare di stucco, senza parole) nelle altre lingue senza perdere nemmeno una briciola dell’effetto?

Germanix

I Tedeschi l’hanno semplicemente ignorato e messo in bocca al personaggio un laconico “…hen!”, ultima sillaba del verbo “Fliehen!” = fuggire. (Asterix als Legionär, Goscinny und Uderzo, Egmont Ehpa, übersetzer Gundrun Penndorf, 1971)

Marcello Marchesix

Il traduttore Marcello Marchesi ha optato nella versione italiana per un “Mi hanno medusato” (Goscinny, R. et Uderzo, A., Asterix legionario, trad. Marcello Marchesi, Milan, Mondadori, 1968) Ora, il termine « medusato » nel 1968 non esisteva e il traduttore dovette mettere una nota a piè di pagina per illustrare il riferimento al dipinto ma non fece cenno dell’accezione del termine francese. Ebbene, oggi il verbo “medusare” è entrato, se non nel nostro lessico, almeno nel nostro dizionario.

Non sono sicura che il merito della creazione di questo neologismo appartenga a Marcello Marchesi, ma in quanto sourcière convinta apprezzo la scelta del mio connazionale: sono convinta che non si debba esitare a utilizzare dei termini che non esistono se questo permette al lettore una totale immersione nell’universo dell’autore.

Iberix

Jaime Perich, il traduttore verso lo spagnolo, ha messo nella bocca del personaggio “Por medusa, qué vida esta!” (Goscinny, R. et Uderzo, A., Asterix legionario, trad. Jaime Perich, Barcelone, Salvat, 1980). Il riferimento all’espressione “Por Dios” è chiara nell’intenzione del traduttore; peccato che non abbia messo a “Medusa” una m maiuscola per rinforzare l’idea della divinità. Trovo d’altronde che è una scelta che avrebbe funzionato anche in italiano (Per Medusa, che vitaccia!)

Britannix

Ma la palma d’oro va agli arditi colleghi Anthea Bell e Derek Hockridge che hanno tradotto in inglese “We’ve been framed by Jerico” (Goscinny, R. et Uderzo, A., Asterix the Legionary, trad. Anthea Bell et Derek Hockridge, Leicester, Brockhampton Press, 1970.) Una nota a piè di pagina faceva notare al lettore il legame omofono fra Jerico e Géricault – precisavano d’altronde che si trattava di un artista bretone. Il gioco di parole fa rimpiattino grazie al “We’ve been framed”, siamo stati incorniciati – come in un quadro – ma anche “ci hanno incastrato”. Fantastico!

In ogni caso, partendo da Asterix, arrivo a due conclusioni:

  1. Per un traduttore che non viva nel paese della sua lingua di partenza, lavorare in binomio con un collega o semplicemente un informatore che conosca bene non solamente la lingua ma anche la cultura d’origine e, se possibile, appassionato nel campo, è fondamentale.
  2. Arriva il momento nella vita di ognuno in cui bisogna prendere un bel respiro e OSARE! Nella peggiore delle ipotesi, una nota può illustrare la nostra scelta terminologica al fine di mettere il lettore maggiormente nel contesto e, nella migliore, potrebbe dare origine a un neologismo.

Mi dispiace molto d’altronde per i non-italofoni che si perdono il gustoso effetto SPQR di Obelix quando dice “Sono Pazzi Questi Romani”.


Grazie per l’ispirazione a Jean-François Allain, « TAPATOUCOMPRIX : le nez de Cléopâtre ou le pouce d’Astérix ? », Traduire [En ligne], 230 | 2014, mis en ligne le 15 juin 2016

Patricia Soda è traduttrice dal 2001. Specializzata in traduzione audiovisiva e per l’editoria, è anche copywriter. Freelance dal 2012, traduce dall’inglese e dal francese verso l’italiano e condivide, attraverso questo blog, gioie e dolori con i colleghi e con tutti gli appassionati di lingue.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *